Che fine ha fatto l’influenza A?


Come spesso accade in Italia, passati diversi mesi da una vicenda, se ci giriamo a guardare indietro riusciamo a comprendere le vere cause di un problema. Lontani dalla propaganda di regime e dalle ansie personali che ne derivano.
In molti ricorderete il bombardamento mediatico dello scorso inverno riguardo l’influenza A: il nuovo male, una cosa bestiale che avrebbe fatto estinguere l’umanità. In realtà si è poi rivelata una
bufala pazzesca intorno alla quale si sono intrecciati conflitti d’interesse spalmati su più livelli sorretti dalla complicità o dall’incompetenza di alcuni giornalisti italiani. La storia inizia nel 2004 quando l’OMS (di cui già ho parlato qualche articolo fa, non in termini lusinghieri) rilascia un documento in cui sono presentate le nuove linee guida sulle pandemie. Un documento che è servito a diversi Stati che lo hanno preso in considerazione, ad affrontare l’Influenza A. Fin qui tutto normale è compito dell’OMS dare indicazioni a livello internazionale su come comportarsi in questi casi, se non fosse che gli “esperti” che hanno firmato questo documento, Fred Hayden, Karl Nicholson e Arnold Monto sono stati più volte in affari con la Roche e la GlaxoSmithKline, due multinazionali del farmaco che producono vaccini antivirali.
Ovviamente le pandemie andrebbero considerate con le molle in quanto non si può prevedere bene la loro diffusione, ma l’OMS avrebbe dovuto informare sul rapporto del conflitto di interessi che invece è stato taciuto. Su questa vicenda è stata comunque avviata un’indagine da parte del Consiglio Europeo per fare luce sul reale pericolo di questa pandemia e su quanto sia stata gonfiata la vicenda. Passando dal livello internazionale a quello locale sappiamo che in Italia ogni anno muoiono 4000 persone per la semplice influenza stagionale, morti di cui nessuno parla a fronte del clamore mediatico che scatenava ogni morto di Influenza A. La verità è che l’influenza uccide soprattutto persone debilitate nel loro sistema immunitario, un fatto normale ma che evidentemente i nostri giornalisti non conoscevano o fingevano di non conoscere in quel reality a cielo aperto che sono diventati i telegiornali italiani. In questa storia di conflitto di interessi noi che siano veramente all’avanguardia, non ci siamo fatti mancare il nostro.
L’Italia ha firmato un contratto secretato (su cui è intervenuta la Corte dei Conti) con la Novartis per la fornitura dei vaccini. Il firmatario del contratto da parte dell’Italia è stato
Maurizio Sacconi, ex ministro della Sanità la cui moglie è direttore generale di Farmindustria, che cura ovviamente gli interessi dell’industria farmaceutica italiana. Il contratto era smaccatamente a favore della Novartis, tra i vari punti c’era che la casa farmaceutica sarebbe stata indennizzata con 24 milioni di euro anche se il vaccino non avesse superato le prove cliniche. Cioè se il vaccino era tossico, la Novartis sarebbe stata pagata lo stesso. Inoltre se le l’Italia per un qualsiasi motivo non avesse ritirato una parte delle dosi, le avrebbe dovute pagare lo stesso e la Novartis passati 90 giorni avrebbe potuto rivenderle. La spesa totale dello stato Italiano è stata di 184 milioni di euro per avere 24 milioni di dosi, quante ne sono state utilizzate? Meno di un milione. Il poco uso è stato dovuto anche al fatto che il vaccino non aveva superato un adeguato periodo di test e probabilmente proprio a questo si addebitano alcuni decessi avvenuti in tutta Europa. L’unica nota positiva in questa storia viene dalla Polonia nella persona di Ewa Kopacz, il ministro della salute polacco che molto saggiamente ha rifiutato il vaccino perchè non aveva svolto i test minimi e soprattutto non erano state indicate ne le controindicazioni ne la composizione.

Davide Montesarchio

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