Nucleare: ma veramente non ci sono altre strade?

Il nucleare viene fatto passare come l’unica strada percorribile e ragionevole per avere una fantomatica indipendenza energetica. In questo articolo andremo ad approfondire alcuni esempi tangibili che dimostrano che le vie percorribili sono molte, bisogna solo avere la volontà di percorrerle. Il primo punto su cui si può agire è cambiare lo schema energetico attuale costituito da una centrale, quindi un produttore e le case, i consumatori. Produttore e consumatore con le tecnologie odierne possono arrivare a diventare un tutt’uno, inoltre avere un’unica grossa centrale elettrica che da energia a migliaia di famiglie presenta tutta una serie di inconvenienti. Più grande è la distanza che l’energia percorre dalla centrale fino alla casa più è grande l’energia che si dissipa nell’aria, quindi c’è un grandissimo spreco di fondo in questo sistema. Inoltre se c’è un guasto vanno al buio migliaia di famiglie, invece con una distribuzione diffusa con impianti condominiali e mini centrali ad energia rinnovabile al massimo vanno al buio poche abitazioni, con un minor spreco di energia perchè la distanza percorsa è minore. Inoltre questo schema alternativo può adattarsi alle caratteristiche del territorio, ad esempio una zona ventosa può sfruttare in maggioranza eolico, una zona agricola le biomasse, una zona vulcanica il geotermico. In Campania sprechiamo tantissima energia sia dal punto di vista delle biomasse sia dal punto di vista del geotermico, tutta energia che potremmo sfruttare e non lo si fa. Questo potrebbe rendere questa regione meno dipendente dalle fonti energetiche classiche. Già solo pensare ad una nuova organizzazione della distribuzione energetica consente di razionalizzare l’energia e produrla ad un costo minore sia di tipo monetario che ambientale. Ad Alessandria in un quartiere di nuova costruzione di 20.000 persone, solo coibentando le case i consumi sono passati da 200 kWh/anno a 100 kWh/anno. Questo quartiere poi possiede una centrale a biomassa ed un piccolo villaggio fotovoltaico, tutto questo è stato realizzato collaborando con il politecnico di Torino, quindi i giovani ricercatori hanno trovato progetti in cui far confluire le loro conoscenze senza dover andare all’estero. Ogni singolo alloggio di questo quartiere paga ogni anno 700€ in meno di energia rispetto ad altri alloggi della stessa città. Sfruttare meglio le energie rinnovabili sarebbe stato anche un ottima soluzione ad altri problemi come la disoccupazione e la cassa integrazione in tempo di crisi. A parità di energia prodotta il nucleare crea pochi posti di lavoro che sono ad alta specializzazione, quindi di difficile accesso. Una centrale nucleare non incide dal punto di vista dell’occupazione sul territorio dove viene collocata. Impianti fotovoltaici ed eolici creano moltissimi posti di lavoro in più a media e bassa specializzazione, quindi facilmente accessibili agli abitanti del posto e questo incide molto positivamente sui territori dove sono collocati impianti ad energia rinnovabile. Esempio veramente geniale è quello di http://www.retenergie.it dove a partire da un semplice post in un blog è stata costituita una cooperativa dove i soci possono investire il loro denaro in energie rinnovabili e possono anche ricevere a casa loro l’energia che viene prodotta in un impianto costruito con il capitale sociale della cooperativa.

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I banchetti per la raccolta firme di domenica 23 maggio si terranno a Piazza Primavera dalle ore 11:00, nei pressi della chiesa del Carmine alle ore 11 e nei pressi della chiesa San Pietro dalle ore 10:30. Nei punti di raccolta firme verrano forniti dei volantini circa l’evento “flash mob” di domenica 30 maggio.

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