Gestione del nucleare in Italia: in Campania ci tocca una centrale.

Sul Blog nei prossimi giorni saranno pubblicati una serie di articoli di Davide Montesarchio per far luce sulla questione delle Centrali Nucleari in Italia e in Campania.

Ci siamo lasciati l’ultima volta con le alternative energetiche all’inceneritore. Passato il periodo elettorale e soprattutto alla luce dei risultati delle elezioni è obbligatorio porsi una domanda e cercare di darle risposta. Il governo, che ha in pianificazione la costruzione di nuove centrali nucleari ha deciso di aspettare il dopo elezioni regionali per presentare i siti dove verranno costruite le nuove centrali. Questa mossa è ovvia perchè la corte costituzionale con una sua sentenza ha sancito che per localizzare le centrali nucleari ci deve essere
un accordo tra stato e regioni. Basta fare due più due per capire che una centrale nucleare ci tocca in modo quasi matematico. In Italia il discorso nucleare è rimasto fermo al 1987 dove con un referendum venne messa fine all’avventura nucleare italiana. E’ importante ricordare che il referendum non vietava il nucleare in modo diretto, ma imponeva dei consistenti paletti al nucleare in Italia, quindi l’insieme delle limitazioni e della percentuale delle votazioni a favore di esse (circa l’80,6%) determinò l’abbandono del nucleare. Con il senno di poi quel referendum è stato fallimentare, perchè la scelta venne presa non con cognizione di causa, ma sull’onda del terrore scatenato dagli incidenti nucleari di Three Mile Island (1979) e Chernobyl (1986), e perchè non metteva al riparo da un ritorno al nucleare. All’epoca le conoscenze dell’opinione pubblica sul nucleare erano di bassissimo livello e sono rimaste così fino ad ora, dato che tutti pensavano che il nucleare in Italia non sarebbe tornato, nessuno si è informato a riguardo.
L’avventura nucleare italiana è nata negli anni ‘60, nel 1966 eravamo i terzi produttori mondiali di energia nucleare dopo Stati Uniti e Regno Unito. Le centrali nucleari presenti in Italia sono 4: Latina, Sessa Aurunca, Trino e Caorso. Queste centrali sono state spente sia per via del referendum, sia per guasti, come quella di Sessa Aurunca che subì un grosso guasto nel 1978 e venne chiusa nel 1982 perchè non conveniva più ripararla. Le centrali nucleari non vengono chiuse come un bar o una fabbrica che si chiude la porta e finisce li, in tutte le centrali nucleari italiane ci sono centinaia di persone che lavorano tutt’oggi per tenere sotto controllo la radioattività e l’integrità strutturale degli impianti. Questi lavori sono stati eseguiti dalla SOGIN, che è nata da una costola dell’ENEL, questa è stata un vero e proprio serbatoio per i politici e per i loro interessi personali e clientelari, da parte del senatore Aleandro Ronchi è stata proposta una interrogazione parlamentare per far luce sulle assunzioni di parenti ed amici di politici. Per di più nel 2004 il presidente Berlusconi con il suo piano di abbassare le tasse aprì un buco nelle finanze italiane, buco che venne coperto con prelievi prima di 100 poi di 135 milioni di euro all’anno dalla SOGIN che non si deve dimenticare che viene pagata con le nostre tasse. Questo modo di gestire la SOGIN ha fatto si che la gestione degli impianti e delle scorie nucleari in Italia sia stata a dir poco scorretta. Le scorie sono tenute in condizioni precarie negli stessi impianti o in depositi temporanei, altre ancora sono state sotterrate. Ci sono stati in questi anni circa una ventina di
eventi di perdita di materiale radioattivo che ha inquinato il terreno e le falde acquifere, eventi dovuti al cattivo stoccaggio del materiale ed alla cattiva gestione delle centrali. Di fianco al reattore della centrale del Garigliano staziona una ciminiera che mostra i segni dell’invecchiamento e dovrebbe essere stata abbattuta già da tempo per evitare che cada sul reattore. Ad essere stati gestiti male sono stati anche gli indennizzi, questi non sono stati ripartiti in modo equo, ad esempio a Saluggia dove sta il 90% della concentrazione della radioattività dovuta alla centrale di Trino è arrivato solo il 30% dei fondi (circa 5,7 milioni), a Trino (feudo dell’onorevole Roberto Russo, ex DC poi FI e PDL) dove sta il 10% della radioattività è arrivato più del 50% degli indennizzi (più di 11 milioni di euro). Questi sono solo alcuni esempi di come è stato gestito (male) il nucleare in Italia a centrali spente, a centrali accese e con continua produzione di scorie radioattive si può solo immaginare i danni che le clientele a la malapolitica italiana possono fare.

Davide Montesarchio

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